In crescita il fenomeno della multiproprietà delle imbarcazioni.
Stessa barca e stesse condizioni di fruizione ma in periodi diversi Sia in America sia in inghilterra, sia in tutta Europa sta prendendo piede lo sharing nautico: grandi barche, dotate di ogni comfort, condivise tra tanti armatori. Il costo di una veleggiata in affitto, iscrizione a parte, negli Stati Uniti, va dai quattromila dollari in su. Con una specie di contratto di locazione finanziaria è possibile acquistare parte di uno yacht a un prezzo decisamente più abbordabile. Il ”fractional ownership concept” prevede la vendita di un numero di quote che corrispondono al valore della barca. Ogni quota può essere comprata da un armatore diverso che, in sostanza, acquisendo un ‘pezzo’ del superyacht, ne diventa comproprietario insieme agli altri acquirenti, con i quali dividerà spese di gestione e dovrà trovare un accordo sui periodi dell’anno in cui usufruirne. Di solito all’acquirente viene chiesto un acconto del 10% e poi la sottoscrizione di un contratto di leasing, in modo che, dopo 2 o 3 anni, la barca potrà essere messa in vendita nuovamente, con un ritorno per il proprietario che dovrebbe corrispondere a circa l’ 80% della quota di acquisto originaria. In Francia si assite a una tendenza diversa. Non tanto l’acquisto di una quota di un costoso maxi yacht ma la partecipazione ad associazioni senza fini di lucro che decidono di acquisire barche, d’epoca ma non solo, per fare crociere, regate, scuole di vela, team building. Emblema di questo fenomeno, l’Association des Amis de Jeudi Dimanche (www.belespoir.com), creata negli Anni ‘50 da Michel Jaouen, un padre gesuita molto popolare che, per recuperare giovani tossicodipendenti, ha prima fatto restauare un mulino a marea su un isola dell’Aber Wrac’h, in Bretagna. Poi, negli Anni ‘70, ha comprato una piccola barca per la crociera costiera, infine ha armato due golette d’epoca (il Rara Avise il Bel Espoir) con le quali compie ogni anno un giro dell’Atlantico con imbarchi a pagamento per chiunque lo voglia e abbia l’intenzione di partecipare alla vita di bordo. Il fractional ownership all’estero

